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  >>  Il comportamento del gatto  >>  Parliamo di una cosa un pò delicata? - Discussione n 9233 - PermaLink
   Parliamo di una cosa un pò delicata?

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Autore
Inizio discussione    ( Risposte ricevute: 11 )
GattoTiti

Registrato dal: 20-05-2005
| Messaggi : 9867
  Post Inserito 22-05-2007 alle ore 10:36   
tre/quarti di coloro che scrivono qui hanno il proprio compagno peloso ammalato, qualcuno dei mali che accompagnano la vecchiaia, qualcuno di una grave patologia, ma tutti soffrono tantissimo.Volevo chiedere, però, se anche voi come me, avete cambiato il vs modo di essere nei suoi confronti.Thinky, non è più giovane e già quando mi avevano parlato dei suoi disturbi senili era scattata in me la volontà di proteggerlo a tutti i costi e farlo vivere bene.Ora, però, che si è aggiunta la diagnosi di tumore, da parte mia è subentrata anche una forma di gelosia.Un non voler parlare di lui, come se con il silenzio potessi proteggerlo. In casa poi è una lotta continua fra me e mio padre, io che pur amandolo alla follia e passando ore a guardarlo, zampa nella zampa cerco di rendere quanto più normale la sua vita e mio padre, che pur di poteggerlo, arriva a scarrozzare in casa 10Kg di gatto per non farlo stancare
Mi incuriosiva sapere cosa accade dalle vs. parti in circostanze analoghe.
GattoTiti


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dany69

Registrato dal: 19-09-2005
| Messaggi : 16135
  Post Inserito 22-05-2007 alle ore 11:45   
Da me la situazione è più complessa... sono entrata nel forum quando a Nera è stato diagnosticato il diabete ed è stata molto male per un'insufficienza renale acuta, che del diabete era conseguenza.
Cercavo disperatamente ogni tipo di info su questa cosa che mi cadeva tra capo e collo. Scrivevo sui forum, ai vet on line, ovunque. Pur avendo grande fiducia nel mio abituale veterinario, ero spinta a leggere tantissimo per conoscere meglio la malattia della mia gatta.
Poi sono rimasta, lo sapete, perché questo forum è davvero speciale.
Poi, recentemente, sapete cos'è accaduto al mio Indy. Sospetta bronchite, sospetta cardiopatia, fino alla diagnosi di tumore maligno al polmone, e poi l'eutanasia, come estremo atto d'amore per porre fine alla sua crescente sofferenza priva di alcuna speranza di guarigione.
Durante la prima fase della malattia, quando ancora non sapevamo esattamente con cosa avevamo a che fare, quando ancora non avevamo in mano un diagnosi certa, ero spinta a parlarne molto. Non solo qui sul forum.
Ho continuato a parlarne anche dopo aver avuto la diagnosi, ma anch'io ho iniziato a provare quello che dice anto. Gelosia, protezione, sei tutto mio piccolo amore, ti proteggerò, ti circonderò con tutta me stessa.
Speravo, pur senza speranze.
Pregavo di svegliarmi una mattina e di vedere ilsuo respiro tornato miracolosamente normale.
Le boccettine di acqua benedetta sparse a piene mani sul suo corpicino che deperiva.
Poi, ho annunciato quasi all'improvviso, al forum, e con qualche sms alle persone di qui con cui ho scambiato il cell, che Indy era volato sul ponte. Che l'avevo aiutato a non soffrire più.
Ma non ho parlato, non ci sono riuscita, di quando peggiorava, non di giorno in giorno, ma di ora in ora.
Non ho raccontato dei sintomi neurologici degli ultimissimi suoi giorni. Non ho raccontato delle ultimissime crisi respiratorie.
Non ce l'ho fatta. Mi hanno talmente squassata dentro, che non potevo raccontare. A nessuno.
Purtroppo, quelle immagini, sono immagini che ogni tanto mi tornano alla mente. Per questo, sognarlo l'ultima volta bello e sereno, che giocava, mi ha dato un tantinello di serenità.
Ti capisco anto, ti capisco perfettamente.
Non parlandone, forse inconsciamente pensavo di ignorare il male e così vincerlo, cancellarlo.
Sapevo che non era così, ma era la mia difesa. La nostra difesa.
Credo sia naturale.
TVB
Dany


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miciarci

Registrato dal: 14-05-2007
| Messaggi : 50
  Post Inserito 22-05-2007 alle ore 11:55   
Io ho molto di recente perso Arci a causa di un tumore al cervello, ma io non ho mai smesso di parlare di lui, neanche quando sentivo che l'avrei perso presto, e non smetterò mai di parlare di lui anche se adesso fa ancora male, ma è un modo per continuare a sentirlo con me.


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Rognina

Registrato dal: 29-08-2006
| Messaggi : 284
  Post Inserito 22-05-2007 alle ore 12:12   
Ciao , non so se è esattamento quello che chiedevi, ma mi è venuto in mente questo.
Io ho iniziato ad occuparmi della mia gattaccia quando si è ammalata. Prima era una mia convivente e come spesso accade a volte presi dalle proprie cose ci si ritrova con niente da dirsi. La gatta aveva un caratterino poco mansueto per cui ci si poteva relazionare con lei solo spazzolandola o dandole da mangiare. Quando si è ammalata sono stata malissimo perchè non facendosi avvicinare da nessun estraneo non si poteva individuare che malattia avesse e come curarla. Prostrata dall'indecisione se violare il suo carattere per farla controllare o se tentare rimedi blandi contando sulla sua energia vitale, ho provato la prima soluzione aggravando la situazione. E lì ho iniziato ad amare quel gatto difficile che mi aveva reso complicati 15 anni di vita ancora più di prima, crebbe il rispetto per la straordinaria forza felina. Certo, qundo sono vecchi sono da proteggere e seguire, ma significa anche che abbiamo condiviso molti anni, conosciamo i reciproci difetti ed abbiamo imparato ad accettarli. Quando la micia stava male ed io ero angosciata ma allo stesso tempo persa d'amore mi sentivo molto sola, perchè da fuori risultava bizzarro il mio comportamento, starci male e soprattutto la dedizione verso quel gatto che avevo sempre dovuto difendere dal giudizio di tutti. Forse un rapporto si rafforza anche in base a quante difficoltà si devono superare assieme. Cmq proprio dato il caratteraccio me ne potevo occupare solo io, agli altri non ho lasciato molto spazio perchè era necessario controllare con minuzia ogni cambiamento (quantità di cibo, feci) e perchè il gatto mal sopportava di avere attorno persone, quindi uno solo doveva farsi carico di tutte le incombenze. Mio padre era molto dispiaciuto, mi aiutava supportandomi psicologicamente, visto che di fatto non poteva fare nulla.
Io ne parlavo eccome, anche di quando ci sorprese riprendendosi e vivendo altri 3 mesi bene. Poi tronarono i sintomi e a nulla valsero i tentativi per riprenderla, era pure diventata mansueta, il significato era chiaro. Ma la sua morte l'avevo accettata 3 mesi prima, quando persa ormai ogni speranza avevo chiamato il veterinario per sopprimerla, così anche quando morì, ero solo contenta di quella proroga inaspettata e di come ce la siamo vissuta. Io ne parlo volentieri anche della morte, il pacchetto "vita" va dalla nascita fino alla morte, la cosa + bella è averla vissuta, tutta e al massimo. Accettando la natura, ne rispetto l'ordine e la morte è la fine di un ciclo. Accetto di essere parte di un organismo, amo le certezze della nascita e della morte, godo del piacere dell'incrociarsi di cammini, che ci modificano e noi modifichiamo loro. La mia gattaccia nn sparirà finchè qualcuno porterà la sua eredità dentro di sè. E' come sela presenza di altri individui (umani o animali) ci ingravidasse ogni volta del loro essere. Certo la mattina che l'ho trovata morta l'ho abbracciata ed ho pianto, ma senza disperazione, la gioia che provo al suo ricordo anzi mi fa venire una gran voglia di parlarne! (ah, dite che non si era notato ? )

[ Questo Messaggio è stato Modificato da: Rognina il 22-05-2007 14:12 ]


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pamiaola

Registrato dal: 23-11-2005
| Messaggi : 11858
  Post Inserito 22-05-2007 alle ore 15:44   
Anche in me è scattata la protezione ed anche un pò di gelosia nei suoi confronti, guai a chi la toccava.... In casa bazzico io e mia madre generalmente e anche nei suoi riguardi era lo stesso... Tanto che ho iniziato io in prima linea a fare tutto per lei... curre, visite, accertamenti e accudimento... Cosa che dal tempo dei tempi faceva mia madre... I gatti erano entrati 18 anni fa quindi lei se ne fece carico le pappe e la lettiera.. tanto è stato quasi solo quello... In tutte le circostanze difficili ho collabborato e come.... ma quando è toccato a keopina sono scesa in primissima linea... ed ora su quella scia è ancora un pò così... ma meno.... Non per meno amore, ma per un periodo mio un pò difficile...
paola


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catmom

Registrato dal: 05-02-2006
| Messaggi : 970
  Post Inserito 22-05-2007 alle ore 17:03   
Per me è stato molto difficile accettare il diabete di Cookie. In primis perchè era sempre stata una gatta sanissima e forte, che in 12 anni non mi aveva mai dato preoccupazioni. Poi perchè è una tipetta poco incline a farsi maneggiare e a volte decisamente ribelle. Ho dovuto per forza di cose imporle la terapia insulinica, ma non è mai diventata una routine facile come leggo per alcuni mici diabetici del forum. Quando qualche sera è più difficile del solito tenerla ferma per l'iniezione, mi sento in colpa, ripenso a quando ero meno consapevole in fatto di alimentazione, agli errori che posso aver fatto, a quelle maledette iniezioni di cortisone che hanno scatenato tutto...e soprattutto ho paura del futuro, paura di quando il diabete prima o poi sfocerà in problemi renali, paura di non riuscire a fare le terapie (flebo) necessarie...



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 Profilo
lillina
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Registrato dal: 15-04-2006
| Messaggi : 51796
  Post Inserito 22-05-2007 alle ore 17:29   
[QUOTE]
22-05-2007 alle ore 11:55, miciarci wrote:
Io ho molto di recente perso Arci a causa di un tumore al cervello, ma io non ho mai smesso di parlare di lui, neanche quando sentivo che l'avrei perso presto, e non smetterò mai di parlare di lui anche se adesso fa ancora male, ma è un modo per continuare a sentirlo con me.
[/QUOTE]


le parole di Miciarci sono le mie per Otto ,identica malattia identica reazione



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 Profilo
bani

Registrato dal: 26-02-2007
| Messaggi : 3423
  Post Inserito 22-05-2007 alle ore 21:55   
[QUOTE]
22-05-2007 alle ore 12:12, Rognina wrote:
Ciao , non so se è esattamento quello che chiedevi, ma mi è venuto in mente questo.
Io ho iniziato ad occuparmi della mia gattaccia quando si è ammalata. Prima era una mia convivente e come spesso accade a volte presi dalle proprie cose ci si ritrova con niente da dirsi. La gatta aveva un caratterino poco mansueto per cui ci si poteva relazionare con lei solo spazzolandola o dandole da mangiare. Quando si è ammalata sono stata malissimo perchè non facendosi avvicinare da nessun estraneo non si poteva individuare che malattia avesse e come curarla. Prostrata dall'indecisione se violare il suo carattere per farla controllare o se tentare rimedi blandi contando sulla sua energia vitale, ho provato la prima soluzione aggravando la situazione. E lì ho iniziato ad amare quel gatto difficile che mi aveva reso complicati 15 anni di vita ancora più di prima, crebbe il rispetto per la straordinaria forza felina. Certo, qundo sono vecchi sono da proteggere e seguire, ma significa anche che abbiamo condiviso molti anni, conosciamo i reciproci difetti ed abbiamo imparato ad accettarli. Quando la micia stava male ed io ero angosciata ma allo stesso tempo persa d'amore mi sentivo molto sola, perchè da fuori risultava bizzarro il mio comportamento, starci male e soprattutto la dedizione verso quel gatto che avevo sempre dovuto difendere dal giudizio di tutti. Forse un rapporto si rafforza anche in base a quante difficoltà si devono superare assieme. Cmq proprio dato il caratteraccio me ne potevo occupare solo io, agli altri non ho lasciato molto spazio perchè era necessario controllare con minuzia ogni cambiamento (quantità di cibo, feci) e perchè il gatto mal sopportava di avere attorno persone, quindi uno solo doveva farsi carico di tutte le incombenze. Mio padre era molto dispiaciuto, mi aiutava supportandomi psicologicamente, visto che di fatto non poteva fare nulla.
Io ne parlavo eccome, anche di quando ci sorprese riprendendosi e vivendo altri 3 mesi bene. Poi tronarono i sintomi e a nulla valsero i tentativi per riprenderla, era pure diventata mansueta, il significato era chiaro. Ma la sua morte l'avevo accettata 3 mesi prima, quando persa ormai ogni speranza avevo chiamato il veterinario per sopprimerla, così anche quando morì, ero solo contenta di quella proroga inaspettata e di come ce la siamo vissuta. Io ne parlo volentieri anche della morte, il pacchetto "vita" va dalla nascita fino alla morte, la cosa + bella è averla vissuta, tutta e al massimo. Accettando la natura, ne rispetto l'ordine e la morte è la fine di un ciclo. Accetto di essere parte di un organismo, amo le certezze della nascita e della morte, godo del piacere dell'incrociarsi di cammini, che ci modificano e noi modifichiamo loro. La mia gattaccia nn sparirà finchè qualcuno porterà la sua eredità dentro di sè. E' come sela presenza di altri individui (umani o animali) ci ingravidasse ogni volta del loro essere. Certo la mattina che l'ho trovata morta l'ho abbracciata ed ho pianto, ma senza disperazione, la gioia che provo al suo ricordo anzi mi fa venire una gran voglia di parlarne! (ah, dite che non si era notato ? )

[ Questo Messaggio è stato Modificato da: Rognina il 22-05-2007 14:12 ]
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che belle parole, grazie!


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 Profilo
robertogattosilvestro

Registrato dal: 20-09-2006
| Messaggi : 230
  Post Inserito 23-05-2007 alle ore 00:48   
Mi sono trovato diverse volte di fronte ad una fine, purtroppo, lenta...Il Tempo sembra fermarsi nell'attesa che il Destino si decida...

Devo ammettere che il mio comportamento è sempre stato subordinato a quello del micio: ho rispettato la sua solitudine quando non voleva esser curato...Ho cercato aiuto da più parti quando vedevo in lui la disponibilità e la fiducia nel farsi assistere...Sono stato zampa nella mano per ore quando mi chiedeva di non abbandonarlo...

I gatti e tutti quegli animali che "comunicano" con gli umani, finiscono per diventare una parte di noi così come il nostro miglior amico, il fratello, la sorella...
Ho perso molti a-mici...Il mio egoismo possessivo alimenta il desiderio di poterli rivedere in...future dimensioni...sperando che vi siano.


Roberto



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dany69

Registrato dal: 19-09-2005
| Messaggi : 16135
  Post Inserito 23-05-2007 alle ore 09:26   
Già, roberto dice una cosa sacrosantamente vera: "Il Tempo sembra fermarsi nell'attesa che il Destino si decida... ".

E noi siamo lì che vorremmo fermare il tempo. Pur avendo consapevolezza della fine che non potrà essere evitata, è come se volessimo ignorarla, cancellarla, rimuoverla.

Nella cultura dell'antico Egitto, pronunciare il nome di qualcuno o di qualcosa, equivaleva a rendere VIVO quel qualcuno o quel qualcosa.
Forse, di fronte alla malattia del nostro amico peloso, facciamo inconsciamente la stessa cosa, all'inverso. Non vogliamo "pronunciare" il nome del male, per non renderlo vivo.
Qualcosa di simile, credo...





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