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   Questa notte la mia Chicca se n'è andata
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Inizio discussione    ( Risposte ricevute: 1 )
Chicca2002

Registrato dal: 08-11-2018
| Messaggi : 1
  Post Inserito 08-11-2018 alle ore 05:55   
È la prima volta che scrivo in un Forum, però non so dove altro lasciare impresse le memorie su colei che ha accompagnato gli ultimi 16 anni della mia vita, e vorrei evitare post strappalacrime sui comuni social network atti solitamente ad innalzare l'autostima dell'autore, adombrando il contenuto stesso del post.

Avevo 10 anni, figlia unica, e chiedevo insistentemente un gattino ai miei genitori dall'età di 4 anni. Dopo vari temporeggiamenti, un pomeriggio di fine Novembre 2002, la mia vicina di casa, mia coetanea e compagna di giochi, mi venne a suonare alla porta stringendo tra le braccia un piccolo batuffolo nero, un po' spelacchiato in verità. Lo aveva chiamato Rocco e con tono un po' pietoso mi disse che la sua sorellina era rimasta sola nel negozio di animali dove lo aveva comprato e chissà che fine avrebbe fatto. Mia mamma, grande amante dei gatti, ma restia ad averne uno in appartamento (poichè in gioventù ne allevò sino a 23 contemporaneamente in campagna all'aperto), complice del fatto che la sua prima gatta era anch'essa nera e ancor più complice del fatto che mio padre, ancora più restio all'idea degli animali in generale, era per lavoro in trasferta in Canada, magicamente acconsentì ad andare a prendere questa gattina al negozio di animali (in gran segreto da mio padre).
Mi ricordo che il grande giorno mi venne a prendere a scuola e mi disse che la gattina mi aspettava a casa.
20 euro l'aveva pagata, 20 euro valeva la mia Chicca; nello scriverlo mi viene da ridere. La mia Chicca valeva molto di più, ma non doveva valere niente, come giusto che sia.
Arrivata a casa, c'era questo scricciolino spelacchiato e assai bruttino (a detta di tutti) sul tavolo della sala che aspettava silenzioso e composto, un po' intimorito.
Quando dopo pochi giorni tornò mio padre, trovò la grande sorpresa e per placare gli animi gli facemmo scegliere il nome. Premetto che io, bambina di 10 anni, avrei vouto chiamarla Sbirulina, da diminuire in Sbibbi, oppure Ginger, ma, ahimè, non era rossa. Mio padre scelse Chicca, nome sul quale non sono mai stata troppo d'accordo poichè troppo banale.
È inutile dire che proprio mio padre sviluppò nel giro di poco tempo un rapporto davvero speciale con la Chicca, la quale ha "dialogato" vocalmente solamente con lui sino ai suoi ultimi giorni. Con mia madre invece instaurò un rapporto più fisico ed affettivo, essendo lei che si è sempre occupata di darle il cibo e pulirle la cassetta. Io invece ero la sorella, la compagna di giochi e di lotte. Lotte anche belle intense e dolorose devo dire.
La Chicca non era un gatto "pupazzo" pronto a farsi fare di tutto e di più. Aveva la fama tra i miei amici di essere abbastanza aggressiva e schiva. In realtà era perfetta, sapeva far capire almeno a noi della famiglia di cosa aveva e non aveva voglia. Tante coccole, ma solo quando voleva lei, e tanti momenti di riluttanza, apparentemente senza motivo.
Io sviluppai un attaccamento particolare e, forse per il mio carattere da sempre molto ansioso, ero terrorizzata dal fatto che potesse scappare dell'appartamento, e più volte sono andata completamente in panico nel non trovarla in casa e immaginandola fuggita (quando poi alla fine aveva solo cambiato il suo accurato nascondiglio). Se devo dire due sue particolarità erano che soffriva di vertigini, e che amava arrampicarsi un un armadio dal quale dovevamo farla scendere quotidianamente improvvisando un ascensore con una seggiola tenuta sopra al nostro capo (assai pericoloso a pensarci oggi).
Anni tranquilli i suoi primi 10 anni trascorsi in appartamento, finché non ci siamo trasferiti in una villetta in campagna, nella quale abbiamo gradualmente cercato di abituata ad uscire in giardino, dapprima controllata a vista, poi dopo qualche mese lasciata libera di girare nel nostro grande giardino e limitrofi (fortunatamente lontano da strade).
Con il passare degli anni ha reclamato sempre di più la sua libertà, stando sempre più ore fuori casa (ma quasi sempre entro il perimetro del nostro giardino e ben visibile ai nostri occhi) e mai, e dico mai, non è rientrata una notte in casa. Il suo orario erano le 23.00 circa, e, talvolta riluttante e brontolante, rientrava al richiamo di mia mamma.
Non ha mai imparato a fare amicizia con i tanti gatti dei vicini che venivano quotidianamente a trovarla e a cercare di fare amicizia. In particolar modo Otto, gatto bianco e più giovane, ha continuato imperterrito a girarle intorno sino ai suoi ultimi giorni. Se inizialmente la Chicca soffiava e lo ricorreva sino al cancello, negli ultimi anni ha imparato a fissarlo solamente molto male, ma in fondo godendo delle visite quotidiane.

Troppe cose ci sarebbero da dire, a partire dal fatto che ha seguito tutte le gioie e i dolori della mia adolescenza, le prime uscite con i ragazzi, le prime delusioni amorose, gli esami importanti al Conservatorio, al liceo e poi all'università, il periodo buio della rottura con il mio ragazzo storico. Io piangevo e lei era lì. Sembrava che non gliene importasse niente( come già detto non era particolarmente espansiva), ma era lì.

Tutto questo per dire che un mese prima del suo 16 compleanno, lo scorso agosto, ha cominciato a rimettere più del solito, per poi riprendersi apparentemente nel giro di poche settimane. Da settembre però ha cominciato a mangiare meno. Non c'erano altri grandi sintomi. Continuava a chiedere le coccole e a voler uscire quotidianamente per stendersi sotto ai suoi amati allori. Sino a quando un mese fa, il veterinario ha confermato un'insufficienza renale, non particolarmente grave, ma, data l'età, ineluttabile.
Mia mamma l'ha accompagnata a giorni alterni dal veterinario per le flebo e le iniezioni del caso. Però l'appetito non è tornato nonostante tutte le indicazioni del dottore.

In tutto questo io non abito più con i miei genitori da un paio di anni, ma settimanalmente li andavo a trovare, non perdendo dunque occasione di coccolare anche la mia Chicca.
Nel frattempo avevo anche acquistato una bellissima gattina siberiana (razza ipoallergenica), Aida, in quanto da circa 6-7 anni sono diventata allergica ai gatti, e non chiedetemi come e perchè, poichè purtroppo è successo e basta. Questo ha comportato una grande attenzione nel gestire la mia vita in casa con la Chicca e nel tenerla purtroppo fuori da camera mia, ma alla fine non è stato un problema insormontabile.
Negli ultimi 3 mesi ho dovuto però cambiare città per motivi di lavoro, trovandomi costretta a poter vedere la mia famiglia e la mia Chicca solo una volta al mese, e non avendola sotto gli occhi tutti i giorni è stato veramente sconvolgente vederla sempre più magra negli ultimi tempi, sino a 10 giorni fa, ultima volta che sono tornata a casa. È stato un forte dolore vederla ormai pelle e ossa e completamente riluttante al cibo, ma ancora, e più di prima, desiderosa di acciambellarsi fra le mie gambe e fare molte fusa. Ho pianto tanto. Tutti erano molto ottimisti, anche il veterinario, dicendo che alla fine bastava trovare le cose giuste da farle mangiare e farle tornare l'appetito, e sarebbe potuta andare avanti ancora qualche mese se non anni. Io, per mia natura pessimista, sapevo che sarebbe stata l'ultima volta che l'avrei vista ed è stato veramente straziante salutarla.

Qualche ora fa mi ha chiamato mio padre.
È morta quasi nel sonno.
Era un giorno o due che quasi non si muoveva, ma non sembrava che stesse soffrendo.
Poi mi ha detto che ha provato a girarsi un po', ma alla fine il suo corpo ha ceduto.

Sono 5 ore che piango e non riesco a dormire, anche se me lo aspettavo benissimo.
Non sono triste per il fatto che sia morta perché alla fine ha avuto una vita così piena che ogni gatto si sognerebbe; ha avuto l'amore, il calore di una casa, ma anche la libertà, e persino degli amici che ha un po' snobbato.

Sono devastata perché io non c'ero. E lo so che non è colpa mia e che non ci avrei potuto fare niente, ma non trovo giusto che lei ci sia sempre stata per me e io non ci sia stata nell'ultimo momento della sua vita, nè al saluto che riceverà domani. Purtroppo la città dove sono è lontana e non riuscirei a tornare a casa. Penso che questa sia la cosa più dolorosa che mi porterò nel cuore e nella mente insieme al suo ricordo.
E scusate per questo racconto un po' troppo lungo, ma mi sembrava il minimo per la mia Chicca e per sfogare un po' il dolore e il senso di colpa che sto forse inutilmente provando.

(Non per sembrare cinica, ma la leggenda del ponte arcobaleno non mi farebbe sentire meglio, ahimè sono abbastanza pragmatica e penso che la Chicca semplicemente abbia concluso il suo naturale ciclo di vita, e quello che era, ritornerà. Ha perso semplicemente la consapevolezza dell'essere)

Ciao Chicca, ti ho sempre voluto un mondo di bene.

[ Questo Messaggio è stato Modificato da: Chicca2002 il 08-11-2018 05:57 ]


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lillina
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  Post Inserito 10-11-2018 alle ore 15:03   
ti abbraccio


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